Madre Maria Dolores Di Majo

Alcuni sogni di Madre Dolores

Così scrive madre M. Dolores «Il 12 giugno 1929, vigilia della festa del Cuore Eucaristico di Gesù - - sognai di trovarmi in una gran¬de sala addobbata molto poveramente. Io stavo in letto, molto abbat¬tuta e sfinita di forza per la molteplicità di molte pene e tribolazioni, in verità sofferte nel più profondo silenzio e per lo spazio di sei anni.
Di fronte al mio letto vi era un grande Crocifisso ed io, sentendomi l'anima colma di amarezza, lo fissai con umile confidenza, pregai mentalmente cosi: - Mio Dio, abbi pietà di me; tu sei il Dio consolatore degli afflitti: prendi il mio cuore, uniscilo al tuo cuore adorabile, incatenalo con le catene del tuo amore per sollevarlo un po' dalle amarezze di cui è pieno, ovvero, mio Dio, dammi la forza di soffrire per amor tuo e sostienimi fortemente con la tua grazia.Chiusi, per un istante, gli occhi e tosto li riapersi; vidi non più il Crocifisso, ma una roccia che, nell'insieme, formava un piccolo monticello. Dalla parte in basso della roccia stava seduto Gesù. Il suo volto era di una bellezza non comune, tanto che affascinò e rapì maggiormente il mio cuore... Aveva la destra poggiata su di un sasso accanto a lui e la sinistra sulle ginocchia.
Il suo sacro petto era scoperto e intorno si spandevano tanti raggi di viva luce. Dalla parte del suo cuore scorgevo una profonda ferita ancora rosseggiante di vivo sangue. Dalla ferita si sprigionò, per un istante, un raggio di fulgidissima luce e, come freccia infuocata, venne ad investire il mio cuore, lasciandovi un forte bruciore. A tal vista restai confusa e sbalordita; mi riconobbi indegnissima di stare alla sua adorabile presenza, ma, nello stesso tempo, sentivo in cuore un ardente desiderio di andare a lui e non potevo: ero come inchiodata sul letto.
«…Coloro che chiamansi sacerdoti… sono che trafiggano il mio Cuore» «Allora Gesù, guardandomi amorevolmente, mi fece segno di alzarmi. Mi sentii libera; balzai dal letto e con trasporti di viva gioia, mi slanciai, come una bambina, tra le braccia di Gesù, con umile confidenza, poggiai il capo sul suo cuore, fiduciosa di ricevere da lui un po' di conforto. Ma tosto mi posi in ginocchio ai suoi piedi...
Il buon Gesù mi fissò dolcemente e, con amore paterno, alzò la sua sinistra facendomi al viso delle carezze: poi prese il mio capo tra le sue mani, ed imprimendomi un bacio sulla fronte, mi disse:
- Coraggio, figlia, soffri e taci per amor mio, nel più profondo si¬lenzio ed amoroso abbandono. Io voglio essere in te glorificato, malgrado i tuoi difetti e tu in me santificata. Sii forte e generosa, non lasciarti abbattere e scoraggiare dalle prove penose a cui il mio amore ti sottopone... Sii umile e fedele alle mie grazie ed ispirazioni; ascolta con docilità la mia voce e metti in esecuzione quanto ti suggerirò.
 
Ed io a Lui con tutta umiltà:
- Parla, o mio Dio, che la tua piccola Oblata ti ascolta.E Gesù mi disse:
- Attendi Io, intanto, guardavo con sommo dispiacere la profonda ferita del suo costato, ancora bagnato di vivo sangue. Ne provai gran pena e rivoltami a Gesù, gli domandai chi gli aveva prodotto sì dolorosa ferita.
Ed Egli a me: - Figlia, coloro che chiamansi sacerdoti, ma non appartengono alla mia Chiesa. Anzi sono spietati nemici di essa. Questi sono che trafiggano il mio Cuore.
- Signore, cosa vuoi che io faccia per risparmiarti tanto dolore ed impedire tante ferite al tuo pietosissimo cuore?
- Figlia, impegnati con coraggio, ad iniziare l’Opera che, con tanta insistenza, ti chiedo: dedicala tutta per la loro conversione e il mio Cuore sarà risparmiato e grandemente consolato.» «» «» «…Figlia, bevi pure alla pura sorgente del mio divin Cuore»
«Io, allora, in atto supplichevole, dissi a Gesù:
- Mio divino maestro, desidero ardentemente baciare il tuo costa¬to, me lo permetti?
Egli mi fissò dolcemente e senza nulla rispondermi, nascose la sacra ferita con la sua destra. Io non mi turbai, sicura di essere da lui esaudita: con atto umile e confidenziale gli tolsi la mano e con sveltezza ed affetto vi impressi le mie labbra. Baciai e ribaciai con i più vivi trasporti d'amore quella dolce ferita. Gesù mi lasciava fare ed io continuavo a baciarla. Gesù, allora, pressandomi con le mani il capo nella sacra ferita, fece sgorgare da essa un liquido bianco, mescolato con sangue, a guisa di un piccolo ruscello Io guardai con compiacenza Gesù ed Egli mi disse:
- Figlia, bevi pure alla pura sorgente del mio divin Cuore. Purifica e disseta la tua anima alla fonte inesausta del mio amore. Fortifica la tua volontà e, da ora in poi, mi servirai con più amore e fedeltà, e comunicherai alle anime, che io ti affiderò, quanto attingi dal mio divin Cuore. Io bevvi con avidità, ma usciva, questo liquido, dalla ferita in tanta abbondanza che, a stento, lo mandavo giù, a larghi sorsi. Mi ero satollata ben bene e dissi a Gesù: - Basta, Signore, basta! Il mio cuore non ne può contenere più.
Ed egli fece all'istante cessare la piccola sorgente, che era dolce e squisita come il miele»
«…Io sono il re delle anime»
«E Gesù mi disse: - Dolores, mia diletta figlia, il mio amore ha operato in te un grande prodigio: ho voluto farti bere alla pura e vivificante sorgente del mio divin Cuore onde purificata, ristorata e fortificata, la tua anima da sì preziosa e celeste bevanda, me ne serva liberamente in seguito quale povero ed umile canale per far scorrere in esso le acque pure e vivificanti delle mie grazie che, in grande abbondanza, scaturiscono dal mio divin Cuore, affinché tu, figlia mia, le trasmetta e comunichi a tutte quelle anime che il mio amore ti andrà affidando e il tuo zelo saprà con diligenza ricercare. Io sono il re delle anime. Voglio in esse trionfare e regnare, malgrado le grandi guerre che i miei nemici fanno contro di esse.
Io ascoltai tutto in ginocchio, con le mani appoggiate sulle gi¬nocchia di Gesù. Finito che ebbe di parlare, mi fece segno di alzarmi; io ubbidii prontamente e Gesù, alzatosi anch'Egli, mi fissò per un'istante e poi voltò a destra della roccia e, fatti pochi passi, si rivoltò verso di me: si fermò, mi fissò dolcemente una seconda volta, come per dirmi: ricordati quanto ti ho detto.
Io, allora, tendendogli le braccia, gli dissi, con il più vivo trasporto d'amore:
- Mio Dio, vieni e resta con me.
Ma Egli, scendendo giù dalla parte opposta, disparve.
L'andai con sveltezza cercando, ma non lo trovai. Al suono della campanella mi svegliai con il cuore sussultante di viva gioia. Mi sentii, con mio stupore, rinvigorita di forza, come se nulla avessi sofferto in quei giorni e poche ore prima di andare a letto... Balzai dal letto per andare, con viva riconoscenza, da Gesù e ringraziarlo delle dolci consolazioni che mi aveva fatto gustare con tanta bontà». In un’altra occasione la Madre Dolores dice: In ginocchio innanzi a Gesù, «avrei voluto inabissarmi nel mio nulla, considerando che l'ani¬ma mia così miserabile, aveva la sorte di stare davanti ad una gran¬de e si alta Maestà. Ma poi abbandonai questi pensieri e umilmente mi misi a pregare e adoravo Gesù velato nell'Ostia santa. L'anima mia era talmente convinta della viva e reale presenza di Gesù, nascosto nell'Ostia santa, che mentre guardavo, con traspor¬ti d'amore, detti in queste esclamazioni: - Signore, Signore, perché ti nascondi sotto questi sacri veli euca¬ristici? Perché non fai anche a me una di quelle grazie che facesti alla tua diletta Margherita che, quand'ella stava in adorazione in¬nanzi alla tua adorabile presenza, a lei ti manifestavi e le facevi gu¬stare molte dolcezze? Lascia che l'anima mia ti vegga e ti adori quale realmente tu sei. Vuoi tu negare alla tua piccola Oblata non un pre¬suntuoso, ma umile e semplice desiderio? No, mi devi accontentare, a tutti i costi, prima che io mi parta da te. Intanto, il cuore e l'anima si abbondavano nell'amore verso Gesù Sacramentato e mentre guardavo l’Ostia santa con trasporto di amo¬re, vidi ad un tratto dileguarsi da questa i suoi veli che nascondeva¬no il mistico Corpo dell'amabile Gesù Sacramentato. A tale vista restai attonita e come fuori di me stessa, il mio cuo¬re mi batteva forte e nello stesso tempo si riempiva di vivissima gioia. Tenni fisso il mio sguardo... e Gesù si mostrò alla povera e mi¬serabile anima mia, non più sotto le apparenze di candida Ostia, ma bensì sotto forma di un bellissimo bambino; ma di una bellezza non comune. Egli mi guardava e mi sorrideva dolcemente, penetrando con i suoi sguardi divini nell'intimo dalla mia anima; sentii una voce dolcissima e piena di bontà che mi disse: - Figlia, ho voluto appagare il tuo gran desiderio, affinché tu, mi ami e mi onori ancora di più. Vuota il tuo cuore da tutto e da tutti ed io lo riempirò del mio amore per poi comunicare que¬sto nel cuore delle fanciulle. Soffri e taci nel più profondo silenzio e amoroso abbandono: non temere le tentazioni e altre pene che possono cagionarti le creature. Io stesso verrò sempre in tuo aiuto e sarò il tuo scudo, la tua fortezza contro di essi.


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